| L'ORIGINE
DEL BORGO SOTTO I CLAVESANA E GLI STATUTI
L'atto di
fondazione di Zuccarello risale al 4 aprile 1248 e fù approvato fra i
fratelli Bonifacio III, Emanuele I e Francesco I, Marchesi di Clavesana,
da una parte, Oddone Marabotto di Giambattista, Umberto Zegna, Bartolomeo
Gastaldo e Abbo Gaina, in qualità di Procuratori e Sindaci degli uomini
della valle, dall'altra, alla presenza del Notaio Martino di Bossoleto,
nel castello di Zuccarello. Esso, unico caso nell'ambito dei centri del
Marchesato Carrettesco, è tuttora conservato nell'archivio storico del
Comune di Zuccarello. Gli homines sparsi lungo la vallis Cohedani (così
era denominata all'epoca la vallata del Neva nella zona di Zuccarello),
già da tempo gestivano mulini, frantoi e filande sfruttando l'energia
fornita dalle acque del Neva e dai vasti boschi circostanti ma la loro
sicurezza era continuamente messa in pericolo dalle contese armate per il
controllo della valle. A fornire la protezione delle truppe acquartierate
nell'antico castello ai cui piedi venne fondato il nuovo insediamento,
provvidero gli stessi Marchesi Clavesana, che garantirono anche
l'istituzione di un mercato e il mantenimento delle consuetudini locali,
recepite poi negli Statuti del 1281, tra i più antichi della Liguria
occidentale, secondi solamente, per pochi anni, a quelli di Sanremo e a
quelli di Apricale. Gli abitanti della valle si impegnarono in cambio a
fornire la manodopera necessaria per costruire il nuovo paese nell'arco di
un solo anno e cioè tra il Natale del 1248 e il Natale del 1249, come era
stabilito nei patti. Chi entro tale termine non avesse fissato la propria
residenza a Zuccarello sarebbe stato bandito per sempre dal paese e
multato di 60 soldi genovini se anziano, di 40 se mediano (maggiorenne) e
di 20 se di minore età. La fondazione di Zuccarello può ritenersi un
esempio in miniatura dell'attuale sistema di uno stato politicamente,
economicamente e socialmente organizzato. Gli statuti prevedevano obblighi
per ogni "fuoco" (nucleo familiare).Tra essi, pagare le tasse,
rispettare i regolamenti che disciplinavano la tutela del Marchese, la
regolamentazione dei rapporti fra le persone, la tutela della proprietà e
la gestione delle risorse, ma anche obblighi per il Marchese, che doveva
offrire tutela, rispetto e sicurezza agli abitanti del borgo fortificato.
In tali contesti, Zuccarello era divenuto un centro di estrema importanza
strategica, posizionato sulla via di comunicazione che collegava il mare
con il nord Italia e con l'Europa, fatto che gli consentiva di imporre
pedaggi alle persone e alle merci in transito. La moneta corrente, come
riportato nell'atto di fondazione del borgo del 1248 e negli statuti
comunali del 1281, era la moneta della Repubblica di Genova (soldo) che
all'epoca era riconosciuta su tutti i mercati. Sovente la Repubblica di
Genova, nei territori di sua influenza commerciale o politica, concedeva
di battere moneta purché venisse rispettato il conio e venissero
riportate su una facciata le sue insegne.
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LE CONTESE E
LE GUERRE Tra il 1624 e
il 1633, la Repubblica di Genova acquistò la parte restante del
Marchesato per 200.000 fiorini e i Del Carretto scomparvero dalla scena
politica, sebbene in alcune circostanze riapparvero per lamentare diritti
ancora esistenti sul territorio, come nel caso della Marchesa Maria,
moglie del Marchese Malaspina, che nell'ottobre del 1669 chiese la
concessione in feudo di Bardineto sostenendo che le era stato assegnato
dal padre Ottavio del Carretto quando era ancora Signore di Zuccarello. Il
possesso di tutto il Marchesato da parte della Repubblica di Genova
provocò l'immediata reazione dei Savoia e dei Francesi loro alleati e nel
1625 scatenò la cosiddetta Guerra di Zuccarello o Guerra del Sale, che si
concluse nel 1631 con il trattato di Cherasco e con la vittoria dei
Genovesi. Tale evento sancì la fine della secolare signoria carrettesca
sulla Val Neva. GLI EVENTI BELLICI SUCCESSIVI Da allora il castello venne
utilizzato esclusivamente a scopo militare. Altre guerre videro
successivamente il territorio di Zuccarello protagonista; prima nel 1672,
poi nel 1746 durante la guerra di successione al trono d'Austria, quando
il borgo fù assediato e poi invaso dai piemontesi e la strenua resistenza
degli abitanti e delle truppe liguri e corse portò alla riconquista del
paese e mise in fuga 6.000 uomini facendone prigionieri 500. Infine, nel
corso della campagna d'Italia, Zuccarello fù sede del quartier generale
delle truppe napoleoniche agli ordini del Generale Massena, prima della
Battaglia di Loano che ebbe luogo il 22 e 23 novembre 1795. Le
fortificazioni erette e gli scontri fra le parti in conflitto in tale
occasione, contribuirono alla distruzione di gran parte del castello
medioevale, lasciandolo quasi completamente nelle condizioni in cui si
trova ancor oggi.
MONUMENTI E
SIMBOLI STORICI Il borgo
si snoda su un'unica via fiancheggiata dai portici da entrambi i lati, che
presentano caratteristiche arcate e pilastri dalle forme più diverse.
All'interno e parallelamente all'asse principale si snodano i caruggi con
le loro forme artistiche e pittoresche. Di lato alle porte di ingresso del
borgo, spiccano le due torri. Di particolare rilievo artistico sono anche
il ponte in stile romanico e l'adiacente Porta di Ponte di Neva, la Porta
del Molino, l'elegante struttura del palazzo marchionale che racchiude al
suo interno un notevole ciclo di affreschi e dove, nel 1459, avvenne
l'incontro tra Giovanni di Calabria, rappresentante del Re di Francia e di
Genova, e i Marchesi del Carretto, per siglare la pace tra Genova e i Del
Carretto di Finale., la Parrocchiale intitolata a San Bartolomeo Apostolo
ove è custodita una tela con Vergine e Santi di Orazio De Ferrari e la
statua lignea del Patrono di Paolo Olivari, il campanile in stile
romanico, l'Oratorio intitolato a Santa Maria Nascente, ove è custodito
un Cristo ligneo del Quattrocento. Di notevole interesse sono anche i
beudi, lunghi canali che servivano per alimentare frantoi e mulini e per
portare l'acqua nel borgo, lo scalino del buon arrivo, raggiunto il quale
i condannati potevano ottenere la grazia dai marchesi e la colonna nera in
ardesia ove venivano legati e flagellati i condannati. Poco fuori dal
borgo in direzione sud, è possibile apprezzare gli affreschi
tardomedioevali della cappella di Sant'Antonio. Di estremo interesse è
anche la Via del Roso, dal nome di un podere appartenuto ai Del Carretto
ancora nel XV secolo, che da Zuccarello conduce a Castelvecchio, la cui
lunghezza è di circa 3 km. percorribili a piedi in 1 ora e 15', che norme
severissime rendevano sempre agibile e sicura per viandanti, uomini a
piedi e a cavallo. Chi arava i terreni, ad esempio, doveva rimanere 6
palmi distante dal suolo pubblico e se un muro a secco fosse franato, il
proprietario delle fasce a monte era obbligato a ricostruirlo entro dieci
giorni. Oggi il sentiero, che corre in dolce pendenza e può essere
percorso agevolmente da persone di ogni età, è stato rivalutato e
intitolato a Ilaria Del Carretto. Percorrendolo da Zuccarello, si può
ammirare inizialmente la cura che era riservata all'acciottolato in pietre
di cava sbozzate e disposte ad arte per impedire ristagni d'acqua, che
veniva poi raccolta nelle "bianere" laterali, quindi le cortine
di mura, ora in gran parte distrutte, che dal castello andavano ad
abbracciare le due estremità del borgo sottostante. A metà della cortina
posta a nord e meglio conservata, si possono ancora notare i resti di una
torretta di avvistamento e un pilastro sottostante facente parte della
cosiddetta Porta del Roncazzo. Si arriva quindi al castello, che era
sicuramente già esistente prima della fondazione del borgo sottostante.
La sua costruzione può essere datata fra il 1200 e il 1248. Solamente in
origine il castello fù utilizzato come residenza marchionale, divenendo
poi di uso quasi esclusivamente militare, in quanto, già nel XV secolo i
Marchesi possedevano un palazzo nel borgo sottostante. Nei suggestivi
resti del castello, oltre alle particolarità architettoniche, si può
notare il torrione laterale che è la parte meglio conservata, dove si
trovano tracce di pregevoli affreschi quattrocenteschi. Proseguendo
nuovamente verso Castelvecchio, fra i castagni del "Manno", si
incontrano i ruderi della Cappella di San Giacomo, già in rovina prima
del 1732, quando venne sostituita dalla Cappella di San Giuseppe, eretta
più avanti in prossimità di Castelvecchio. Osservando il panorama
straordinario si arriva in quest'ultima località ove si scoprono nuovi e
suggestivi scenari la cui storia è strettamente legata con quella di
Zuccarello. |

Ilaria del Carretto
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I DEL CARRETTO E LA STORIA DI ILARIA |
Fra il 1326 e il 1335, ai Clavesana subentrarono i Del Carretto di Finale,
in seguito al matrimonio fra Caterina di Clavesana ed Enrico II Del
Carretto di Finale, che aveva altri tre fratelli, Lazzarino, Carlo I e
Giovanni. Come più volte documentato, la presenza a Zuccarello di Carlo I
Del Carretto, appartenente appunto al ramo del Finale, risulta fin dagli
ultimi decenni del XIV secolo, quando nel 1379 nacque sua figlia Maddalena
Ilaria (non è noto il nome della moglie di Carlo I Del Carretto e madre
di Ilaria). Dopo aver ceduto al fratello Lazzarino i beni del finalese,
egli assunse nel 1397 il titolo di Primo Marchese di Zuccarello. Poco
dopo, per suggerimento epistolare del potente Duca di Milano Gian Galeazzo
Visconti, il Signore di Lucca Paolo Guinigi chiese in sposa Ilaria, che
lasciò Zuccarello alla volta della Toscana il 23 gennaio 1403. Paolo era
già stato sposato con Maria Caterina degli Antelminelli, che morì nel
1400 all'età di dodici anni, senza che il matrimonio fosse mai stato
consumato. Il matrimonio con Ilaria, proclamato il 1° gennaio 1403, venne
celebrato con grande sfarzo il 3 febbraio dello stesso anno nella chiesa
di San Romano a Lucca. Dal matrimonio, il 24 settembre 1404 nacque
Ladislao, il cui nome appare nelle vicende della guerra del Finale del
1447-48. L'8 dicembre 1405 partorì per la seconda volta una bambina
chiamata Ilaria Minor per distinguerla dalla madre, che secondo le
testimonianze dello storico Giovanni Sercambi, morì, probabilmente a
causa sua, lo stesso giorno. La figlia Ilaria Minor, con una dote di
21.000 fiorini, andò poi sposa a Battista da Campofregoso, figlio del
Doge di Genova. Così narrava il Sercambi, cronista alla corte di Paolo
Guinigi: "…Della quale morte il predicto signore suo marito fu
sommamente doglioso… il predicto signore all'asequio di tal donna fè
magnificamente quello che a ogni grandonna o signore si convenisse, così
di messe, oratione, vigilie, vestimenti, drappi, cera, limozine in grande
quantità, che serei lungo scrivere a dovere contare ogni particella…",
mentre il cronista cinquecentesco Salvatore Danni riferiva: "fu con
honorate e pompose exequie e funerali seppellita alla chiesa di San
Francesco", precisamente nella grande cappella dei Guinigi della
metà del '300. Per incarico di Paolo Guinigi, lo scultore senese Jacopo
Della Quercia, giunto appositamente a Lucca, fra il 1406 e il 1407,
scolpì nella chiesa di San Martino un monumento funebre per la sepoltura
di Ilaria. Fu proprio il monumento a Ilaria a portare a Jacopo Della
Quercia il primo grande successo. Gli furono infatti successivamente
commissionate altre importanti opere quali la Fonte Gaia e una serie di
rilievi della fonte battesimale in San Giovanni a Siena. Così narrava il
Vasari nel 1568: "… A Lucca e quivi a Paolo Guinigi che n'era
signore fece per la moglie che poco inanzi era morta, nella chiesa di San
Martino una sepoltura; nel basamento della quale condusse alcuni putti di
marmo che reggono un festone tanto pulitamente, che parevano di carne: e
nella cassa posta sopra il detto basamento fece con infinita diligenza
l'immagine della moglie d'esso Paulo Guinigi che dentro vi fu sepolta; e
a' piedi d'essa fece nel medesimo sasso un cane di tondo rilievo, per la
fede da lei portata al marito…". Ultimata la realizzazione della
tomba di Ilaria, Paolo di risposò per la terza volta il 17 aprile 1407
con Piagenta, figlia di Rodolfo, signore di Camerino. La signoria di Paolo
Guinigi a Lucca terminò con la sua cacciata il 15 agosto 1430. Il
monumento funebre è ancora oggi custodito nel Duomo di Lucca ed è meta
ogni anno di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo, pochi
dei quali però sanno che Ilaria è nata a Zuccarello. Tornando appunto a
Zuccarello, il marchesato, sotto la guida del padre di Ilaria, conobbe
subito una rapida espansione territoriale. Carlo I acquistò dai Bava, nel
1410, il castello della Bergalla a Balestrino e nel 1420 facevano parte
del feudo anche Castelvecchio, Erli e Nasino. Egli, oltre ad Ilaria ebbe
altri due figli, Pirro I ed Enrichetto. Nel 1545 avvenne la divisione del
Marchesato in due rami distinti, quello di Zuccarello il cui continuatore
fù Giovanni Bartolomeo Del Carretto, e quello di Balestrino il cui
capostipite fù il fratello Pirro II. Nel periodo di massimo splendore vi
furono aggregati anche Castelbianco, Alto, Caprauna e Bardineto, ma le
fortune della famiglia cominciarono a declinare verso la metà del
Cinquecento in seguito ad aspre contese ereditarie che, nel 1567,
indussero il Marchese Giò Antonio a vendere un terzo del feudo alla
Repubblica di Genova. Nel 1588, la tentata vendita del Marchesato al Duca
di Savoia da parte di Scipione Del Carretto, determinò una grave crisi.
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